Bozza di dichiarazione di guerra alla MMT (Modern Money Theory) e a Paolo Barnard

Non posso dire di essere un esperto di MMT. Ho letto un po' degli scritti di Paolo Barnard e mi sembra evidente anche solo dal linguaggio utilizzato ("Sono un genio", "la Gallina dalle Uova d'Oro" ecc.) che costui sia l'aspirante guru di una setta complottista. La MMT mi sembra più seria del "barnardismo", che potrebbe rappresentarne semplicemente una versione settaria, così come gli Amish sono una distorsione settaria del cristianesimo, Lotta Comunista del marxismo ecc.

Ad ogni modo, mi sembra che - dall'angolo visuale di un marxista - siamo sempre nello stesso phylum del keynesismo: teorie della spesa pubblica in regime capitalistico. Se Keynes diceva che la spesa pubblica poteva far uscire da una crisi economica nei limiti dell'effetto moltiplicatore, e che per questo scopo lo Stato era autorizzato ad indebitarsi, l'MMT elabora una versione estremista di questa politica: sostiene che lo Stato possa uscire da qualsiasi crisi economica senza indebitarsi semplicemente creando abbastanza denaro dal nulla e spendendolo più o meno a capocchia.

Il problema del keynesismo è precisamente l'indebitamento pubblico; siccome nei periodi di espansione nessuno intende frenare la crescita alzando le tasse e azzerando l'indebitamento (sarebbe così oneroso che il Paese che lo facesse perderebbe rapidamente competitività e non potrebbe godere dei frutti del boom tanto atteso), ad ogni crisi gli Stati si trovano in una situazione peggiore, finché le crisi di sovrapproduzione, diventate crisi finanziarie, non esondano diventando crisi dei debiti sovrani. Eccoci nel 2012.

La crisi attuale dimostra l'impraticabilità del "keynesismo a debito". L'MMT però dice che non serve indebitarsi, basta stampare banconote (cioè arricchirsi col signoraggio). In questo non ha torto, e in effetti la spesa pubblica è sempre stata finanziata sia col debito pubblico, sia con le tasse, sia col signoraggio, in proporzioni diverse. Il problema è che, in un'economia di libero mercato, stampando moneta si crea inflazione/svalutazione, che in assenza di una scala mobile dei salari e delle pensioni danneggia pesantemente il proletariato.

Secondo Barnard e i suoi, il problema dell'inflazione non si pone perché basterebbe, con i soldi appena stampati, produrre beni di valore uguale o superiore. Dire questo equivale a dire che basterebbe che lo Stato trovi investimenti redditizi; ma va'? Il problema è proprio che in una crisi non si trovano investimenti redditizi. Di conseguenza se lo Stato deve immettere denaro in circolazione, deve farlo con investimenti non redditizi; questo significa che la massa monetaria aumenta più dell'economia reale, quindi inevitabilmente i prezzi salgono. Anche senza credere nella neutralità assoluta della moneta come i liberisti più sfegatati, che ci sia un legame di quel genere è abbastanza evidente e dimostrato dall'esperienza.

Né il keynesismo, né il neokeynesismo, né il post-keynesismo (di cui la MMT secondo alcuni fa parte) riescono a sfuggire alle leggi del ciclo economico capitalista, perché non accettano il fatto che le crisi economiche sono essenzialmente crisi di sovrapproduzione, dovute all'anarchia del mercato e all'appropriazione individuale dei frutti del lavoro collettivo. Cercano di tenere insieme un modo di produzione inerentemente ciclico a cui dovrebbe mettere una pezza l'intervento statale anticiclico; alla fine la natura ciclica del capitalismo prevale sempre. La si rompe cambiando i rapporti di produzione e dunque violando la proprietà privata dei mezzi di produzione: default sul debito pubblico, nazionalizzazioni senza indennizzo, tassazione fortemente progressiva, fornitura gratuita di servizi pubblici e beni di consumo.

(Spin-off da un'altra discussione su questo sito.)

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