L'ammutinamento di Kronstadt

Ciao,

leggo in ultima pagina su Kronstadt n° 50 un articolo di Ginevra che spiega come il nome del vostro giornale si riferisca alla ribellione militare verificatasi nel 1921 nella fortezza navale di Kronstadt vicino a Pietrogrado (poi Leningrado e oggi tornata a chiamarsi col vecchio nome di S. Pietroburgo).

Nell’articolo, come in altri punti di quel numero, si fa spesso riferimento in modo critico a Lev Trotskij e al trotskismo. Siccome il trotskismo è anche il mio punto di vista sul mondo, oltre che quello di parecchi altri militanti dei Giovani Comunisti di Pavia, mi sento in dovere di fare un chiarimento, prima di entrare sul tema specifico di questa mia lettera: la mia tradizione politica ha storicamente una certa simpatia verso gli anarchici e una vicinanza su molti temi con l’anarchismo; in fondo trotskisti e libertari, entrambi sostenitori di un comunismo molto diverso da quello di Stalin e Mao, sono stati insieme nelle prigioni e nei campi di concentramento dei nazisti in Germania, degli stalinisti in Siberia, degli uni e degli altri nella tradita rivoluzione spagnola degli anni Trenta ecc.

Tuttavia, uno dei punti da sempre più controversi, su cui si accendono discussioni fortemente appassionate fra queste due correnti della sinistra rivoluzionaria, è proprio la rivolta di Kronstadt del ’21. La rivolta infatti aveva una coloritura anarchica e venne repressa dall’Armata Rossa, di cui Trotskij era il capo (sebbene non ebbe alcun ruolo nelle operazioni che stroncarono il golpe). Per fortuna, l’apertura degli archivi sovietici da parte di Eltsin ha condotto alla pubblicazione nel 1999 di una corposa documentazione che ci permette uno sguardo chiarificatore sull’antica disputa. La mitologia anarchica su Kronstadt ne esce piuttosto malconcia.

In primo luogo, Ginevra dice che i marinai di Kronstadt erano “gli stessi” che erano stati in prima linea nella Rivoluzione d’Ottobre nel 1917. In questo modo i bolscevichi fanno la figura dei furbetti, che nel ’17 sono amiconi dei marinai di Kronstadt e 4 anni dopo li trattano da controrivoluzionari. In realtà l’avanguardia degli operai-marinai di Kronstadt era stata decimata su vari fronti della Guerra Civile (non dimentichiamoci che la Russia sovietica subì appena nata l’attacco congiunto di oltre 20 eserciti su 4 fronti) e nel ’21 era stata sommersa da leve provenienti da zone contadine politicamente molto più arretrate. Ricordiamoci anche che il ’21 è l’anno delle sollevazioni contadine contro le requisizioni di grano che i bolscevichi avevano dovuto introdurre per permettere di sfamarsi agli operai delle città (e non ai ricchi, ai nobili e agli alti prelati, che avevano perduto tutti i loro privilegi). Kronstadt fu un tentativo di colpo di Stato militare che si poneva sulla scia delle rivolte rurali e che, come rivelano molti documenti, godette dell’appoggio delle grandi potenze imperialiste che speravano riuscisse a rovesciare il governo degli odiati bolscevichi.

Ginevra descrive gli ammutinati di Kronstadt come i rappresentanti di una rivoluzione senza ideologia e partito che si ribellano al dogmatismo e all’autoritarismo di Lenin e Trotskij. La prima azione dei “libertari” dirigenti del Comitato Rivoluzionario Provvisorio degli ammutinati fu l’arresto di tutti i marinai comunisti, che erano diverse centinaia. Come comandante della prigione fu messo un anarchico chiamato Stanislav Shustov. Questo “anarco-carceriere” minacciò varie volte di fucilare i suoi commilitoni imprigionati a colpi di mitraglia.

Anche riguardo al fatto di essere senza ideologia e senza partito, la storia andò un po’ diversamente: due membri del Comitato dei grandi capi dell’ammutinamento erano membri del partito menscevico, uno del partito liberale cadetto; il capo, Stepan Petrichenko, era un anarchico piuttosto voltagabbana, che finì per lavorare come agente GPU per Stalin pochi anni dopo. Trotskij invece, come sappiamo, prese una posizione molto diversa sulla degenerazione della Rivoluzione.

Non tutti erano d’accordo con l’ammutinamento. A parte le centinaia di marinai comunisti incarcerati dagli anarchici, gli archivi svelano che varie navi si ribellarono a loro volta ai ribelli, dichiarando la loro lealtà al governo sovietico. A Pietrogrado c’era ben poca simpatia verso Kronstadt, nonostante i gravi errori di Zinoviev, capo del Partito Comunista in quella città (e futuro complice della presa del potere da parte di Stalin), avessero reso molti operai ostili ai comunisti.

Nel primo assalto bolscevico alla fortezza anarco-golpista attraverso il ghiaccio caddero, secondo il consolato USA, 10mila soldati dell’Armata Rossa, inclusi dirigenti comunisti che parteciparono in prima persona come volontari alla pericolosissima operazione militare (una stoffa un po’ diversa da quella dei capi anarchici, che preferirono scappare in Finlandia insieme agli ufficiali zaristi quando le cose si misero male). Gli insorti invece ebbero perdite quasi 20 volte minori grazie alla posizione vantaggiosa e all’artiglieria.

Interessante è notare che, siccome i marinai si trovavano ora in una condizione simile a quella in cui si trovavano i bolscevichi durante la Guerra Civile, ossia la condizione di una fortezza assediata da nemici ben armati, dovettero ricorrere sempre più a misure simili a quelle che criticavano: arresti, censura politica, violenza e anche requisizioni forzate di cibo, perché il grano mica cresce sulle navi, così come non cresce nelle città.

Il 18 marzo, verso la fine del secondo assalto, la fuga dei principali capi anarchici spinse i marinai a rivoltarsi nuovamente e a mettere agli arresti i membri del Comitato Rivoluzionario Provvisorio che li aveva indotti ad ammutinarsi suscitando un inutile bagno di sangue. Il golpe era fallito. I bolscevichi tuttavia riconobbero le profonde motivazioni politiche ed economiche dietro questo avvenimenti e vararono la NEP, Nuova Politica Economica, allo scopo di ripristinare la fiducia dei contadini verso gli operai e verso i comunisti, che si era rotta negli anni terribili dell’accerchiamento militare durante la Guerra Civile.

Viva i marinai di Kronstadt, dunque, ma se non vi spiace continuerò a riferirmi solo a quelli del 1917. Ciao!

(Pubblicato su Kronstadt n° 51 in una versione più breve)

basta balle!

Gli anarchici non scapaprono affatto da kronstadt. Scappò petricenko ed altri del comitato, che però anarchici non erano. In realtà gli anarchici a kronstadt non erano tantissimi, quantunque le idee del comitato e degli insorti fossero comunque di stampo libertario.
Gli insorti di kronstad tfurono talmente crudeli che dopo aver arrestato kalinin lo lasciarono libero di tornarsene a casa. E poi, caro Vanetti, diciamo qualcosa anche sui parenti degli insorti arrestati dai bolscevichi come misura di rappresaglia. Una misura che fu inventata da trotzky! Diciamola tutta la verità e non solo una parte..

Dove sarebbero le balle?

Ciao!

Gli anarchici non scapaprono affatto da kronstadt. Scappò petricenko ed altri del comitato, che però anarchici non erano.

Infatti ho scritto "la fuga dei principali capi anarchici". Scapparono i capi, e neppure tutti. Non so su che base neghi che Stepan Petrichenko e altri fossero anarchici.

In realtà gli anarchici a kronstadt non erano tantissimi

È proprio quello che sostengo. Infatti ho scritto: "due membri del Comitato dei grandi capi dell’ammutinamento erano membri del partito menscevico, uno del partito liberale cadetto". Si trattava di un'insurrezione che vedeva una partecipazione anarchica al fianco di liberali, menscevichi ecc. Il collante vero era l'anticomunismo.

Gli insorti di kronstad tfurono talmente crudeli che dopo aver arrestato kalinin lo lasciarono libero di tornarsene a casa. E poi, caro Vanetti, diciamo qualcosa anche sui parenti degli insorti arrestati dai bolscevichi come misura di rappresaglia.

Non stavo certo cercando di dimostrare che da un lato fossero crudeli e dall'altro dei santi. Stavo cercando di dimostrare che si è trattato di una vicenda molto più prosaica di quel che si va raccontando in giro. Ci sono state violenze e autoritarismo da entrambi i lati e non è su quella base che si può giudicare l'accaduto.

Il punto per me rilevante è un altro e cioè che l'insurrezione della fortezza di Kronstadt non rappresentava una "terza rivoluzione" o una soluzione possibile alle difficoltà della repubblica sovietica, visto che nonostante le dichiarazioni altisonanti i metodi che utilizzarono gli insorti avevano le stesse caratteristiche autoritarie che i golpisti attribuivano alla "commissariocrazia". La lezione da trarre secondo me è che alcune scelte drastiche prese dai bolscevichi durante la Guerra Civile erano dettate dalla necessità e non sono una base seria su cui valutare l'esperienza rivoluzionaria.

Diciamola tutta la verità e non solo una parte..

Come si capisce dal testo stesso, si trattava di una risposta a una polemica più ampia dove si erano già esposte con dovizia di particolari gli altri lati della verità (e anche con qualche mistificazione involontaria). Stavo appunto mostrando l'altra faccia della questione.

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